<3 GRAZIE A CHIUNQUE PASSA E LASCIA UN SEGNO DI SE' <3

venerdì 23 marzo 2012

Storie di Ordinaria Follia - Charles Bukowski 1967



La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal “posto fisso” a cinquant'anni suonati, “per non uscire di senno del tutto” e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con ossessiva insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi e eventi di fantasia. “Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo”, ha scritto Beniamino Placido su “la Repubblica”, aggiungendo: “in questa scrittura molto letteraria, ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni (al tempo in cui scrive questi racconti, attorno al '70), le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco... Lui, Charles Bukowski, “forse un genio, forse un barbone”. Anzi, “io Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito,” perché questi racconti sono sempre, rigorosamente, in prima persona. E in presa diretta.” Un pazzo innamorato beffardo, tenero, candido, cinico, i cui racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.

NOTE A MARGINE


115 VITA E MORTE ALL'OSPEDALE DEI POVERI
197 "Preferiresti essere ricco o essere un artista?" "Ricco, perché l'artista, a quanto pare, va sempre a battere alla porta del ricco."
229 La cameriera era grassa e stupida come uno scarafaggio - mai un mal di denti, mai neppure costipata, non aveva mai pensato alla morte - e alla vita solo un poco.
232
TROPPO SENSIBILE

mostratemi un uomo che abita solo e che ha la cucina perpetuamente sporca e, 5 volte su 9, vi mostrerò un uomo eccezionale.
Charles Bukowski, 27 giugno 1967, alla 19esima birra.

mostratemi un uomo che abita solo e ha la cucina perpetuamente pulita e, 8 volte su 9 vi mostrerò un uomo detestabile sul piano spirituale.
Charles Bukowski, 27 giugno 1967, alla 20esima birra.
275 Le più grandi invenzioni dell'uomo sono il letto e la bomba atomica: il primo ti tiene lontano dalle noie, la seconda le elimina.
293 APPUNTI SULLA PESTE
299 ci avete mai fatto caso che LSD e televisione a colori hanno fatto una comparsa simultanea nel mondo dei consumi? due divisioni martellanti e colorate. e noi, cosa facciamo? mettiamo l'una fuori legge e incasinaimo l'altra. la tivù è una cosa inutile, così com'è oggi, in mano a certa gente. questo è poco ma è sicuro. ho letto sul giornale che durante una recente retata un poliziotto avrebbe ricevuto in pieno viso una bacinella di acido, scagliatagli, si afferma, da un presunto fabbricante di allucinogeni. anche questo è uno spreco. vi sono fondati motivi per mettere fuori legge LSD e affini (questi stupefacenti possono fare uscir di senno) ma altrettanto dicasi del raccogliere barbabietole, dell'avvitare bulloni in una fabbrica d'auto, o lavar piatti o insegnare lettere all'università. se mettessimo fuori legge tutto ciò che fa diventar matta la gente, l'intera struttura sociale crollerebbe: il matrimonio, la guerra, i trasporti pubblici, il mattatoio, l'apicultura, la chirurgia, tutto quanto. qualsiasi cosa può far diventare matta la gente poiché la società è fondata su basi false.
302 un brutto viaggio? tutto questo Paese, tutto il mondo sta compiendo un brutto viaggio, amico mio. ma a te t'arrestano per aver ingoiato una compressa.
322 tante volte uno deve lottare così duramente per la vita che non ha tempo di viverla.

RECENSIONE

Questo libro più che una raccolta di racconti come può sembrare è più che altro un romanzo disordinato in cui a fatti realmente accaduti all'autore si mischiano fatti e personaggi di fantasia.
I protagonisti sono ubriaconi, barboni e prostitute che vivono di espedienti e le passioni di Bukowski (sesso, alcool e corse dei cavalli) sono il rumore di fondo di tutte le sue storie.
Quando Bukowski compare con il suo più famoso pseudonimo di Henry Chinaski, racconta l'ambiente underground della letteratura americana, dei soprusi dei poliziotti, il tutto con un linguaggio crudo e inevitabilmente vivo.
È la sua scrittura diretta, carica di sentimenti che sembrano saltare addosso al lettore, che sconvolge e attrae allo stesso tempo, facendo percepire il disagio, la rabbia, ma anche la desolazione dei personaggi.
In Storie di ordinaria follia compaiono i personaggi che nel corso degli anni, poi appariranno con altri nomi e uguali caratteristiche in tutte le sue numerose opere.

Factotum - Charles Bukowski 1975


Avventuroso e osceno, divertente e disperato, sboccato e insieme lirico. Factotum, il romanzo che ha rivelato Bukowski al pubblico italiano, è innanzitutto e soprattutto un romanzo “on the road”, e Henry Chinaski, l'alter ego dell'autore, ne è il suo protagonista assoluto. Un factotum appunto – nel senso che passa indifferentemente da un mestiere all'altro – che attraversa l'America vivendo alla giornata, affidandosi all'improvvisazione e al caso, pronto a seguire il primo richiamo ma fedele a un destino che si trasforma in uno stile di vita fatto di lavori manuali, sesso intenso e sfrontato, sbornie quotidiane: un'esistenza in cui “randagità” e precarietà rimano prepotentemente con libertà e verità.









NOTE A MARGINE

49 Quando bevi, il mondo è sempre là fuori che ti aspetta, ma per un po' almeno non ti prende alla gola.

RECENSIONE

Henry Chinaski è il protagonista assoluto del romanzo, nonché l'alterego dell'autore.
Le donne compagne di Chinaski sono due su tutte: Laura e Jan; quelle con cui ha delle relazioni più lunghe e che condividono la sua randagia vita.
Henry vorrebbe più di ogni altra cosa scrivere e per questo invia in continuazione racconti su racconti a tutte le riviste e i giornali di sua conoscenza. Ma non si ha mai la sensazione che la letteratura possa davvero essere lo sfogo di una esistenza senza un minimo di progettualità e futuro.
Il pensiero di Chinaski, che è alla fine quello di Bukowski, rispecchia sicuramente un'epoca, una generazione, un modo di vivere borderline così come lo sono stati gli scrittori della BEAT GENERATION qualche decennio più avanti.
Il protagonista è appunto un factotum nel senso che passa indifferentemente da un lavoro all'altro che si affida all'improvvisazione e al caso.
Un'esistenza in cui randagità e precarietà rimano con libertà e verità: racconta quel che vive senza peli sulla lingua anche se alla fine sembra avere letto solo una serie di lavori e nulla più, ma è solo un'impressione superficiale.

Penelope alla guerra - Oriana Fallaci 1962


Protagonista di Penelope alla Guerra, primo romanzo di Oriana Fallaci, è Giovanna detta Giò, promettente autrice di sceneggiature, inviata a New York da un produttore cinematografico (il commendatore), alla fine degli anni cinquanta. A chi le chiede quanto ci sia autobiografico in questa storia, la Fallaci risponde: “I personaggi del mio libro sono tutti immaginari e va da sé che in ciascuno di loro vi sia un poco di me, che faccia loro dire cose che ho visto.” Giò va alla scoperta dell'America, a trarre ispirazione per il soggetto di un film. Il caso le fa ritrovare Richard, conosciuto durante la guerra in Italia. Il rapporto con l'uomo si sviluppa in modo sfuggente, complice la magia della città. I due si frequentano, si cercano e forse si amano, anche se Richard sembra non poter fare a meno della madre Florence e dell'amico Bill – più che amico? - da cui Giò è inconsapevolmente attratta.
C'è spregiudicatezza nelle ambizioni di questa giovane donna, ma non nelle sue scelte: incapace di dormire in un letto a tre piazze torna in Italia. E la Giò che lasciamo a chiusura di libro potrebbe essere la donna di Lettera a un bambino mai nato: gli stessi dubbi e interrogativi, la stessa disperata passione per la vita.

NOTE A MARGINE

15 ..ci sono case che toccano il cielo. La sera, se allunghi una mano gratti la pancia alle stelle e, se non stai attenta, ti bruci le dita.
73 Ma le cose importanti come nascere amare e morire non guardano il tempo dell'orologio
138 Odio i fiori. Li considero verdura che puzza di morto.
219 Cosa succede di un sogno rimandato? Si dissecca come un chicco di uva al sole?

RECENSIONE

Primo romanzo di Oriana Fallaci.
Alcune recensioni e quarte di copertina dicono: “La storia si svolge a New York ed è la storia di una Penelope che non si rassegna al ruolo domestico di chi tesse la tela aspettando il ritorno di Ulisse ma, Ulisse lei stessa, viaggia alla ricerca della sua identità e della sua libertà.”
Ma siamo sicuri che questo sia ciò che realmente accade?
Io non vedo in Giò una donna risoluta, ambiziosa, forte, vedo una ragazzina immatura sentimentalmente, legata ad un amore adolescenziale per un uomo (Richard) che fra l’altro crede morto e che ha visto per qualche ora e pronta a scappare se le cose non vanno.
Ulisse avrebbe affrontato la situazione, non sarebbe scappato dalla guerra, è Penelope che appena arrivano i Feaci si rinchiude in casa a tessere la tela. Quindi, per come la vedo io Giò è si pensata come una Penelope, per la sua parte più indifesa e femminile, ma non adatta alla guerra in quanto non è in grado di combatterla.
Nel momento in cui Giò viene catapultata nella sua nuova realtà dove avviene l'incontro con Richard, non riesce più nemmeno a lavorare e si rivela la classica donna sentimentale che erige ad unica ragione di vita la ricerca di emozioni.
Quando scopre la dipendenza di Richard dalla madre Florence e dall'amico – amico? - Bill decide di non combattere, ma di tornare in Italia da Francesco che aveva messo da parte per seguire il suo percorso lavorativo e amoroso.
Forse per il periodo in cui è stato scritto era un libro innovativo, ma arrivati nel 2012 credo che sia una semplice storia d'amore tra l'altro finita male.

??? << Ma la Giò che lasciamo a chiusura di libro però potrebbe essere la stessa donna di Lettera a un bambino mai nato del 1975? >> ???

domenica 18 marzo 2012

Viva tutto! - Cherubini, Bolelli 2010


La costruzione di un disco, la cultura pop, la biodiversità, il femminile e il mascile, la California, New York e qui da noi, perchè ora è molto meglio di prima, e insomma tutta la vita che c'è nella vita.















NOTE A MARGINE


9
Come si fa a restare attuali? Continua a essere come sei. Hai antenne in tutte le direzioni, hai una bussola interiore che ti fa catturare segnali dovunque.
F
10
Tu non c'entri niente di niente con Sanremo, però nel tuo frullatore puoi buttarci anche quello. Anzi, tu sei proprio quel frullatore: sei quello che sceglie gli ingredienti da metterci, sei quello che schiaccia il bottone e però sei anche dentro il frullatore. Un vero casino, però splendido.
F
16
In questi giorni riflettevo sopra una parola del nostro tempo: COMUNICAZIONE. Hanno addirittura inventato una laurea in scienza della comunicazione (ci può essere una disciplina più ridicola?) Io credo, penso, sospetto, che l'ESSERE comunichi già di suo per cui se una cosa ha bisogno di essere comunicata è solo perchè non è. La comunicazione è uno splendido gioco da fare in quanto tale. Non si può studiare come si comunica l'essere, bisogna essere, questo è il punto. Se non si è non c'è niente da comunicare. Se poi si vuole aprire un'università per insegnare a comunicare il non essere è un'altra storia ma qui cominciano i guai perchè una ragazzetta che si iscrive impara che essere non è necessario. Guai. Essere è l'unica cosa necessaria.
L
21
L'estasi è sempre stata fraintesa come uscita da sé, mentre è semplicemente l'uscita dalla stasi di sé.
F
40
Il poeta Dino Campana scriveva: "Fabbricare, fabbricare, fabbricare preferisco il rumore del mare" Oggi io farei un remix di questo verso di Campana che suonerebbe così: "Fabbricare, fabbricare, fabbricare preferisco fabbricare il rumore del mare".
L
41
Fra il benessere e il malessere preferisco l'essere. Se sai chi sei, se valorizzi il tuo carattere e lo espandi, allora sei in buona salute. La salute coincide con una relazione forte con la vita. Puoi farti male, puoi anche perdere, ma è quando hai fuochi, slanci, decine di gesti quotidiani che esprimono abbondanza, che sei sano.
F
42
La Francesca è andata un paio di giorni a Roma per un impegno che aveva e sono rimasto solo a casa con la Teresa. Ormai ha 11 anni e fa la donnina di casa che si prepara la colazione e mi rimprovera per il disordine, in pratica fa l'imitazione della sua mamma, una cosa magica.
L
43
Serio non è uno che non ride. Serio è uno che si dedica con tutto sé stesso a quello che fa.
L
59
Invece di maledire il buoi, accendi la luce.
F
65
..non credo, mi rifiuto di credere, a qualunque cosa nasca a distanza dal femminile.
F
81
Tom Robbins ha detto che "la linea di confina - la lettera che c'è fra la a e la b, il numero intero che sta fra uno e due, la crepa fra lo yin e lo yang - è il luogo più significativo dove artisti, filosofi e cercatori di verità possono ritrovarsi"
F
101
..sto bene come può stare uno in mezzo all'uragano, di sicuro vivo e determinatissimo.
L
104
Penso che l'esperienza serva sostanzialmente a una cosa: a imparare che l'esperienza non serve a una sega.
L
125
..ma siamo così sicuri che le regole si debbano difendere?
F
125
Avete mai visto nell'intera storia umana grandi invenzioni, scoperte, imprese, prendere corpo dentro regole? Vi risparmio la fatica di pensarci, perchè la risposta è no, mai. Ogni evoluzione che si è compiuta in ogni campo....è immancabilmente avvenuta superando un confine, scavalcando un limite, avventurandosi al di là delle regole convenzionali.
F
136
Quello che mi affascina dei social media è proprio questo: ti offrono la possibilità di essere chi sei, di condividerlo, di comunicarlo come credi, di trasformare gli incontri in rete in incontri fisici oppure no, di raccontare quello che vuoi della tua biografia personale, di mostrare o no le tue foto,in definitiva, di giocartela come ti pare. E' una libertà che finora non avevamo nemmeno immaginato. Abbiamo la palla in mano, tocca a noi decidere, tocca a noi prenderci la responsabilità.
F
137
Il concetto di frontiera è oggi centrale perchè la frontiera oggi è ovunque e non più localizzabile nei luoghi tradizionalmente considerati di confine. La frontiera è la realtà stessa, anzi più lo sguardo ti porta al centro delle cose più si deve fare i conti con la frontiera delle cose. In fondo l'unica possibile forma di emancipazione dal controllo dei flussi è quella di trasformarsi in flusso e non essere più "luogo"
L
145
C'è una poesia della Szymborska (grande signora polacca) che in un verso dice: "mentre pronuncio la parola futuro la prima sillaba è già nel passato.
L
169
L'amore è la forma possibile di eternità nell'attimo.
L
170
L'amore esiste se è iperbolico, incondizionato, se è fino in fondo, se accetti di bruciarti.
F
181
La più grande delle battaglie a favore dei diritti umani resta sempre quella di viverli e praticarli fino in fondo qualora si è nati in un pezzo di mondo dove sono pienamente riconosciuti, giusto?
L
181
Lorenzo, io credo che il principale, fondamentale diritto umano sia quello di essere importante: la tua vita conta, è significativa, ha valore. Fin da bambino/a: sei amato, sei al centro dell'attenzione, ti senti badato. Poi quando cresci non sei soltanto un numero, non fai un lavoro che chiunque altro può fare al posto tuo, non sei sostituibile. Qualcuno potrebbe pensare che così cresci egocentrico: io al contrario credo che l'egocentrismo sia essenzialmente difensivo, e che invece è proprio quando tu sei consapevole del tuo valore e della tua unicità che sei molto più disposto a riconoscere il valore e l'unicità degli altri diversi da te. Uguaglianza è un concetto estremamente pericoloso: tu devi poter avere uguali diritti, ma devi poter essere trattato come unico. Invece troppo spesso prevale un'idea di uguaglianza che tende ad appiattire, a uniformare.
F
210
All'epoca quando è arrivato Darwin la chiesa era Pacman e lui è arrivato con in 3D. Lui pensava che la chiesa se lo sarebbe mangiato vivo e in effetti c'ha provato ma ha vinto lui e sai perchè? Perchè Dio non è Pacman e nemmeno il 3D ma l'elettricità che alimenta tutti i videogiochi.
L
216
I bambini sono dei big bang in azione e loro cercano di controllare lo scoppio perchè si creino i pianeti che vogliono i grandi: pianeti tutti uguali, con poca vita.
L
217
Perchè i bambini sono perfettamente in grado di maneggiare la complessità ma non hanno nessun interesse evolutivo ad avere a che fare con la forma stitica, con la noia, con le palle, con la ridondanza, con la sciatteria, con i perbenismi di ogni grado.
L
246
La poesie "è" e il poeta è quello che si getta nella poesia con tutto se stesso come un calciatore del Ghana si getta nel gioco del calcio con tutto se stesso. Le personalità che emergono dai mondi sono isole che escono fuori dall'oceano ma al momento in cui emergono smettono di essere oceano e così definiscono l'oceano stesso come quella cosa che non è terra.
L
296
..per superare la fascinazione per le droghe dobbiamo non fare prediche morali nè tantomeno vietare , ma proporre modelli di vita più eccitanti, più vitali. Mostrare che ci sono decine, migliaia, di esperienze più espansive delle droghe. In questo senso abbiamo bisogno di evidenziare persone e progetti che - al di là del talento - hanno un grande fuoco, una missione eccitante.
F
297
Ho letto ora il tuo pezzo sulle droghe. E' una vecchia storia, probabilmente vecchia come il mondo e per me risale almeno ai miei anni del liceo in cui persi la decisione di starne fuori, dalle droghe intendo. Per puro spirito anticonformista, mi sembrava che l'argomento "canna della sera prima" fosse una di quelle cose sulle quali tutti devono avere una storia da raccontare e invece a me semplicemente non interessava, era la solita omologazione verso il basso, non ne volevo sapere, se devo essere un mediocre voglio esserlo in modo unico, l'ho sempre pensata così. Poi ho avuto la fortuna di iniziare presto a fare tardi la notte con la passione di voler essere un grande dj, e le droghe, molto presenti intorno a me, mi sembrarono un ostacolo più che una scorciatoia. Non sono contrario alle droghe, non me ne frega nulla delle droghe, ma sono cresciuto con la mia mamma che prendeva la pillola per dormire, la pillola contro l'ansia, la pillola per il mal di testa, la pillola per il mal di schiena e questa storia non mi tornava, e continua a non tornarmi. Se per dormire ho bisogno di una pillola, quel dormire è mio nemico, se per godermi la vita ho bisogno di una pillola di mdma, quella goduria non fa per te, magari va bene per un altro, e non perderà il mio saluto, il mio affetto e il mio rispetto, ma non per me. Anche io mi drogo, eccome, mi piace la fatica di una scalata in bicicletta, sono dipendente da quella sensazione che monta quando si fa un disco, si prepara uno spettacolo, quando ci si fonde completamente con un ritmo a volumi altissimi, mi drogo pesantemente di nuovi traguardi da superare, mi perdo dentro a un poema scritto 500 anni fa e mi estraneo completamente dalla realtà che mi circonda. Ma queste sono tutte chiacchiere. La verità è che la droga non è vero che fa bene Franco, ci sono ottime persone che si drogano, spesso le più sensibili tra loro le più attratte dalle droghe in genere, ma non venitemi a dire che è tutto ok perchè non è tutto ok. La droga rende paranoici, monomaniaci, la droga non ti libera da un bel cazzo di niente, è questa la merdosa verità. Ti rallenta, ti rincoglionisce, ti disumanizza, e va benissimo così perchè la vera faccenda è che dalle droghe si pretende proprio questo anche se spesso ci si racconta il contrario. C'è un senso di morte molto forte nelle droghe, non raccontiamoci palle, e il senso di morte è il parente più stretto del senso di colpa. A me i libri di Burroughs fanno cagare, mi spiace, pura self indulgence travestita da chissaché. Hai ragione tu le droghe dovrebbe usarle solo chi non ne ha bisogno. Come quasi tutte le cose, è il bisogno che ci frega. Il bisogno è un'invenzione di qualcuno, lo sappiamo bene. Tra bisogno e desiderio nella nostra società ci passa una parete sottile, a volte invisibile, una frontiera, e quella è un'altra di quelle frontiere da spingere in là verso il lato del desiderio. Noi siamo la società del desiderio, ma ci fa paura accettare questa cosa e allora preferiamo pensarci legati al bisogno, ma stiamo mentendo quando è così.
L
299
Forse la molla che ci ha tenuto lontano dalle droghe (e pure dal fumo e dall'alcool) è stato l'orgoglio la voglia di dimostrare - a noi stessi prima che agli altri - di poter conquistare estasi e illuminazioni con i nostri mezzi, con quell'inestimabile fonte di meraviglie che è il corpo, e anche con il lavoro sporco, con una certa sorridente durezza verso se stessi. Se c'è una cosa che mi disturba è l'espressione "fuori di testa". No, accidenti, io voglio allargare, allungare - come fosse la forma di un supereroe . testa e corpo, non uscirne.
F
300
Vorrei che altri, tanti, provassero lo stesso bruciante orgoglio di avere un fuoco e bruciare con esso, di avere una missione gioiosa e vitale e di vederla realizzarsi, di misurare se stessi - con tutte le contraddizioni, le fragilità, gli errori - non in base a mancanze da colmare ma a pienezze da espandere.
F
324
Quello a cui non puoi dare un nome non può esistere, eppure io che lavoro con le parole posso con certezza affermare che alle cose più importanti nella vita non puoi dare un nome. Gli ebrei questa cosa la sapevano bene e quando al loro Dio danno un nome impronunciabile fanno bingo.
L
335
e allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo continuare a dirci questa cosa? Abbiamo bisogno di Berlusconi per dirci questa cosa? Per adeguarci a questa visione? No, amici miei, non ci sto, io non ci sto e rispondo con il mio lavoro, il mio entusiasmo, i miei mulini a vento, la mia onda, non posso fare altrimenti, la vita è troppo breve per spendere anche un solo secondo a lamentarmi anche se le ragioni per lamentarsi sono sotto gli occhi di tutti. Noi che siamo qui, che lavoriamo nella musica, noi che siamo qui possiamo essere il cambiamento attraverso le cose che facciamo, come le facciamo, la forza, la leggerezza e il rigore che siamo in grado di infondere alle cose che produciamo. Perderemo, forse perderemo, ma non possiamo far vincere quella visione del mondo al ribasso. Non possiamo. Punto. Anzi no, concludo... non perderemo affatto. Abbiamo già vinto.
L
341
Ieri in un negozio di abbigliamento alla moda c'era una linea di magliette dedicate ai morti del rock and roll,a Kurt, a Jim, a quello dei Joy Division, ecc.ecc., e io credimi mi sono sentito così strano lì dentro, non so perchè, anni fa non mi avrebbe fatto questo effetto, e adesso invece non so perchè mi fa pure un po' incazzare che un ragazzino di sedici anni si metta la maglietta con la faccia di un morto che faceva il lavoro più bello del mondo. Cosa c'è dietro questa roba? Perchè invece di commuovermi mi lascia perplesso?
L
355
Le soluzioni non si trovano nello stesso cassetto dove ci sono i problemi.
F
367
..non c'è nulla di più femmina di un macho contemporaneo.
F
461
La cosa più buona della vita non è la bontà, è la vita.
F
475
Il passato non si può cambiare, questo lo sanno tutti, ma non tutti sanno che il passato può diventare racconto e noi possiamo diventare quel racconto e possiamo decidere, nel racconto, di scegliere le parti che ci piacciono di più.
L

RECENSIONE

Un libro - diario realizzato con uno scambio di e-mail tra Lorenzo "Jovanotti" Cherubini (cantante identificato nei dialoghi con la lettere L) e Franco Bolelli (filosofo identificato con la lettere F).
Uno scambio intenso che racconta tratti di vita quotidiana,la creazione di un disco, la creazione di un libro, i continui spostamenti, un sacco di musica e i grandi temi che vengono trattati: il maschile e il femminile, la musica, la tecnologia, l'innovazione, e in primis l'amore e la libertà e LA FRONTIERA.

Il Grande Boh! - Jovanotti 1998



I MURI

a me I muri non mi sono mai piaciuti
o meglio
non mi sono piaciuti nella funzione
per la quale sono stati costruiti
da chi li ha costruiti
mi piacciono i muri
da arrampicarcisi
da farci dei disegni
da farci una pisciata
da farci rimbalzare la palla
io sono cresciuto
in mezzo alla strada
questo non per intenerirvi
ma perché tra le mura
ci si sta
al massimo per dormire
poi è bello
stare fuori
all'aria aperta
tra la gente
rischiando di morire
ma grazie a dio
anche di vivere.

TUTTO PARLA

le sedie parlano
le porte parlano
gli ascensori parlano
i denti finti parlano
gli alberi parlano
le scarpe parlano
le onde parlano
i capelli parlano
le tivù spente parlano
le unghie parlano
il pisello parla
le valigie parlano
gli odori parlano
i fiori parlano
i passi parlano
i pazzi ascoltano.

BARBUDOS

la barba nella sierra si sporcava di fango
i contadini offrivano un rifugio all'ombra di alberi di mango
ricordi di tango
sfumati sopra ritmi di guinea
e il mondo che sbiancava al passaggio di un'idea barbuta
e piena d'amore
la gioia era più forte di qualsiasi inevitabile dolore
la barba cresceva
si faceva più folta
e come una foresta dava un'aria popolare a una faccia un po' colta
di studenti ribelli
che chiamavano compagni
quelli che un altro barbuto chiamava fratelli e sorelle
e quando le stelle
rimasero celate dal soffitto di un ufficio
e quando le barbe
divennero l'annuncio di un nuovo sacrificio
il popolo gridò
che barba!!!
ma il senso cambiò
che barba!
che barba!
qualcuno gridò.

ESSERE BIT

un giorno parlando con una specie di saggio-guru, comunque un uomo carismatico e interessante, lui mi faceva riflettere sulla mia “ricerca” di libertà convincendomi che la condizione di “non libertà” è congenita all'uomo in quanto non potremmo mai essere liberi dal nostro corpo. Questa prigione che noi abitiamo è il principio e la fine della nostra libertà. Possiamo imbiancarla, trattarla bene, sporcarla e maltrattarla ma comunque è lì che dobbiamo vivere. E fino a qui mi sembra un bel discorso. Riflettevo poi sui muri portanti di questo nostro edificio-prigione e tra questi ci mettevo un nome e cognome, con tutto quello che queste due parole contengono: faccia, altezza, padre, madre, pelle, gusto, occhi ecc. fino all'inesorabile giorno, mese e anno di nascita che ti colloca lì e di lì non puoi scappare. Fino ad oggi tutto questo è stato quello che è stato, e lo sappiamo tutti, è stato il mondo, la storia. In fondo la storia del mondo è la storia dei suoi miliardi di miliardi di nomi e cognomi, di facce e numero di scarpe che si sono succeduti fino a qui. Ma oggi sta succedendo qualcosa e questo è grazie o “per colpa” (non è importante in questa sede stabilirlo) della Rete. La Rete può eliminare tutto questo, nella Rete ogni nome può essere uno pseudonimo, o addirittura il nome di un gruppo di venti persone che decidono di chiamarsi John Ballerino, nella Rete non c'è notte e non c'è giorno, non c'è alto e non c'è basso, non c'è corpo e non c'è calligrafia, c'è solo il bit che viaggia e che prende la forma che gli vogliamo dare. Che ne dite? Mi sembra, al di là di ogni giudizio, una cosa molto importante. Che fa riflettere.

SENZA TITOLO

se l'universo è musica
il mondo è lo spartito
io sono una melodia
e la famiglia è l'armonia
sopra alla quale si sviluppa il tema
è lì la chiave di
ogni mio problema
non c'è melodia senza armonia
non c'è ritmica senza tempo
e se la canzone
in fondo
è un artificio
se la melodia
e l'armonia
e la ritmica
sono invenzioni
il suono non lo è
il suono è universo
è fatta di suono
è fatta di suono
la melodia
la ritmica
l'armonia
capire l'armonia
starci dentro
per venirne fuori
come una melodia
che per ogni successione armonica
ci possono essere milioni di melodie
diverse.

D'AMORE

dolce tranquillità
di una notte di città
di un accordo di chitarra
che accarezza l'aria
e si posa su di te
come una piuma
suggerisce alla mia bocca
di baciarti
e siamo soli
eternamente
guardandoci
a luci spente

quello che noi si fa
chiamalo libertà
è puro come il crescere del grano
tutta nella mia mano
come una mela rossa
nuotando
dentro al tempo che non passa
e siamo soli
eternamente
guardandoci
a luci spente

M'ILLUMINO D'IMMENSO

io quella poesia non l'ho mai capita, non Perché non fosse bella, anzi, lì l'autore ha avuto una grande idea, se non altro di fare quella poesia tascabile, che tutti la potessero imparare subito, proprio tutti. Ma non è detto che tutti potessero viverla, io per primo in quanto la mattina non mi sono mai illuminato d'immenso, anzi. Ho sbadigliato, ho maledetto la svegliatomi ho mandato affanculo chiunque fosse nel raggio di trenta metri dal basso del mio pessimo umore di quando mi devo svegliare presto, che per me può poter dire anche mezzogiorno, ma non mi sono mai illuminato d'immenso. O forse l'ho fatto qualche volta, ma è avvenuto al termine della notte, quando spuntava l'alba, che non è la mattina, ma tutta un'altra cosa, per me l'alba non è l'inizio del giorno ma la fine della notte e scusate la sottigliezza ma c'è una bella differenza.
Ho pure scritto un pezzo che si intitola gente della notte proprio per mettere le mani avanti, per dire ragazzi non rompetemi i coglioni per nessun motivo prima delle due del pomeriggio. Tante volte ho dovuto svegliarmi presto, prendere treni autobus taxi, e sempre dal vetro ho osservato il panorama di fronte a me trovandolo assurdo, gente che alle nove di mattina era lì speditissima verso qualcosa, uomini vestiti di tutto punto che sfogliavano il giornale come se capissero perfettamente quello che stavano leggendo. Donne con bambini che aspettavano al semaforo lo scattare del verde per attraversare quasi con uno scatto da olimpiadi. Probabilmente, pensavo, tutti loro si illuminano d'immenso ma io sono rincoglionito e sono qui solo Perché dovevo per forza svegliarmi a quest'ora Perché il mio mondo come l'hanno costruito tratta di nottambuli come una minoranza da schiacciare che non ha a disposizione uffici per fare i documenti nel pomeriggio o altre cose che si potrebbero benissimo fare alle sei di sera e invece bisogna farle per forza alle dieci di mattina sennò crolla il sistema. Ho praticamente rimosso come un trauma infantile tutti i giorni in cui per andare a scuola dovevo prendere l'autobus affollatissimi in ore assurde o peggio ancora un anno di fottuto militare con sveglia alle sei e mezza. Poi ho anche sviluppato una teoria antimattina. La teoria è così formulata: di mattina il mondo è popolato di tutte quelle categorie che sono palesemente contro lo scorrere della vita: militari, amministratori di palazzi, politici, burocrati di ogni specie, e questo dona all'aria una brutta energia e per neutralizzarla l'unico modo è starsene a letto, solo così se ne e resterà fuori di te. La teoria si sa che non è la pratica ma rimane un modo per giustificare i propri comportamenti. Poi stamattina mi sono alzato alle nove, non avevo più sonno, mi sono svegliato senza niente da fare, mi sono alzato, lo stimolo della cacca era lì come un simpatico amico al quale è piacevole non dire di no, la finestra lasciava entrare un venticello niente male e poi ho guardato la mia ragazza che era già lì sveglia che prendeva il sole sdraiata sul tetto della casa come un gatto e allora ho capito il successo di quella poesia. È il sonno che rende tutto negativo. Quando si è svegli la realtà non può farti niente, anzi il mondo può anche essere un luogo veramente meraviglioso al di là dell'ora, e l'universo può arrivare a illuminarti di immenso, cosa difficile da spiegare a parole, ma si sa che le parole sono limitate mentre la poesia non lo è, anche se è fatta di parole. Strana cosa questa, ma vera.

UN PULLMAN NEL DESERTO

che ci fa un pullman
nel deserto
tra l'Egitto e il medio oriente
un pullman con le luci accese
e l'interno vuoto?
Si ferma
sale qualcuno
sono 2 umani
riparte
lo seguo
dalla finestra della mia camera
con l'aria condizionata
come qualcosa
che ho perduto...
...un'occasione

NON POSSO LASCIARLA BIANCA QUESTA PAGINA

non posso lasciarla bianca questa pagina
ti ho acceso computer credendo che accendendoti avrei avuto qualcosa da scrivere
com'è che si dice
fare di necessità virtù
che poi non c'entra niente
in fondo non c'è necessità che io scriva niente
di conseguenza quale virtù potrebbe esserci
neanche a dire che sto sprecando carta
perché sto sprecando tempo
ma cosa potrei fare di meglio in una notte milanese
così
telefonare a qualcuno
mangiarmi qualcosa nel frigo
maurizio costanzo show
boh!
L'ombra del grande boh
cala su di me e come una mano mi stringe proprio in questo punto
qui
fare della respirazione yoga
concentrare la mente sulla parete della narice
seguire l'aria che entra nel corpo
arriva fino alla bocca dello stomaco
e la rilassa
la massaggia
e via così
scacciare il grande boh
trasformandolo in grande sì o in un grande no
non si può
forse tuffandosi nel grande boh
prenderlo di petto
farselo amico
scrivere di lui
descriverne i confini
cercare i suoi confini
come cercare i confini della notte
il punto in cui la notte diventa alba
il punto esatto
come quando sei su un aereo sopra l'oceano
e dal finestrino guardando avanti
la notte
guardando indietro
la luce
e prendere coscienza di stare sopra una palla
con un lampadone che ne illumina sempre metà
e mentre da una parte è buio e si dorme
dall'altra è giorno
e ci sono delle cose da fare
adesso sei piena di segi
pagina ex bianca
ti salvo col nome
boh

L'OCEANO ATLANTICO TI ARRIVA IN FACCIA

l'oceano atlantico ti arriva in faccia
dietro a una curva
ti arriva in faccia
grigio come metallo
freddo come coltello
caldo come mantello
come l'abbraccio
di tuo fratello
come un arrivo
come una partenza
come dolcezza
come violenza
ti arriva in faccia
come la vita
con i suoi petali di margherita
onda...m'ama
onda...non m'ama
onda...m'ama
onda...non m'ama

LASCIA STARE I MIEI SOGNI

lascia stare i miei sogni capito?
Non chiedermi niente
non so spiegarli
né interpretarli
non sono mica un dottore io!
Che ne so che vuol dire sogno
di fare l'amore
o di nuotare in un mare con onde troppo grandi
e troppo alte
correnti troppo forti
o se segno di litigare con il mio migliore amico
o di scoprire un'ala della mia casa che
non sapevo nemmeno che esisteva
e infatti nella realtà non esiste
e invece nel sogno è lì
e mi accorgo che non ha il tetto
è tutto in ordine
ma non c'è il tetto
ho sognato di scrivere un pezzo con i beatles
loro erano lì intorno a me
e nasceva questa canzone stupenda e semplicissima
e io suonavo la chitarra e le mie dita si muovevano
come non si sanno muovere
e io pensavo
“devo ricordarmi di questo pezzo per quando mi sveglio”
“devo assolutamente ricordarmelo e appena sono sveglio me lo registro”
e poi mi sono svegliato
e ho dimenticato la canzone
anche se so che un giorno la ritroverò
Perché tanto è lì dentro di me
non può scappare
deve essere lì da qualche parte
non mi interessa che qualcuno sappia o voglia
spiegarmi
che significa se sogno di andare a fregene
con un motorino con una busta della spesa mezza vuota
e poi intingo i piedi nell'acqua e un grooooooosso pesce
(tipo tonno di pinocchio per intenderci, tipo il signor tonno)
mi gira intorno
e io me ne vado
ricordandomi di aver lasciato il motorino senza catena
e arrivo nel bel mezzo di una manifestazione
e poi dritto fino a casa mia
che è la casa della mia nonna ma ci vive mia zia
e poi bob dylan mi prende sotto braccio
e mi dice in italiano
il numero uno è beck
pensa che cazzo di sogno
e non sto qui a dirti gli altri
e quelli che non ricordo
che poi sono di sicuro i migliori


CITAZIONI VARIE DEL LIBRO

Il viaggiatore trova la sua casa nel muoversi,la mobilità è il suo equilibrio, il muoversi è il suo modo di essere radicato.

Il deserto è un posto che annulla il pensiero. Il tempo si adegua allo spazio e lo spazio è senza fine, senza punti di riferimento, è aria e luce.

Certe esperienze hanno bisogno di decantare nell'anima o chissà dove prima di poter prendere la forma di parole o comunque di espressione.

La maschera non è ciò che nasconde un'identità, ma ciò che la rivela.

Assurdo come qui da noi uno che può pagarsi le cure vive e uno che non può muore. È importante analizzare sempre e continuamente i nostri pensieri, e ancora di più tenere sott'occhio tutto ciò che appare normale, è lì che spesso si nasconde l'orrore.

L'Islam è affascinante,come questo vento secco che ti graffia la faccia ma che poi quando ti abitui diventa una carezza.

Forse viaggiare è un modo per trasfigurare la vita.
Il mondo vissuto come striscia d'asfalto trasforma una faccia in una scultura nella memoria.

Il sistema economico che regola il pianeta è un fottutissimo inganno che ci sta portando alla catastrofe.

Vorrei fermare il mondo all'imbrunire quando c'è il sole che accenna a scomparire e gli uomini tornan da lavorare quella mezz'ora lì con l'aria fresca quando sul Niger tornan le piroghe e lungo il Tevere tacciono le auto e la mia nonna guarda dal balcone come ogni sera di questa stagione.

Timbuctù. L'inedita sensazione di trovarsi dentro a una città fantasma. Una città con un passato ricco e un presente morto, con gli abitanti che se ne vanno, le rotte turistiche che la evitano, e la sabbia del Sahara che avanza ogni giorno di più, e che un giorno la ricoprirà e rimarranno solo delle mezze rovine di fango secco.

Quando si viaggia non si ha a che fare con la realtà, il viaggio è la forma più antica di realtà virtuale.

Difficile come un rapporto umano.

Tra tutte le arti la danza è la più incredibile, è l'unica della quale non resta niente, è l'unica che vive solo nel tempo che avviene, che non lascia suoni, non lascia colori, è la negazione della storia in quanto avviene nel momento in cui avviene e non lascia nessuna testimonianza di sé, è la gioia di un gelato, il piacere di un soffio di vento che accarezza la faccia. Per questo vorrei essere un ballerino, per non avere passato né futuro, per vivere nel movimento, per vivere la trasformazione senza sentirne il peso, per volare.

Ho scoperto il segreto degli occhi dei Tuareg: la distanza. Nel deserto lo sguardo non incontra ostacoli, è sempre rivolto “oltre”. Vivere con lo sguardo che non incontra ostacoli, che impara a riconoscere una palma “sentendola” oltre l'orizzonte, ti cambia fisicamente. I tuareg come tutti i popoli nomadi della terra, sono perseguitati dai governi dei paesi tra i quali si muovono, del resto fa paura questa gente che con lo sguardo supera i confini, anzi non li vede proprio. Mi ricordo che da bambino, quando studiavo le geografia e vedevo quelle righe rosse sui libri, pensavo che ci fossero davvero, magari segnate per terra a dividere gli stati proprio come sulla cartina politica. Poi ho scoperto che non c'erano, e il mio sguardo si è fatto un po' più “tuareg”.

Città del Messico è bella, è dura, è sofferente, è divertente, è pesante pesante e leggera leggera, un secondo ti sembra il posto dove vorresti vivere e un secondo dopo c'è un ferito per terra con la bocca spaccata e qualcuno che scappa e diventa il posto dal quale bisogna fuggire. Comunque per uno che vive un po' di contraddizioni con le quali ancora non ha deciso di fare i conti questa è una città che ti accoglie come un dolce caldo utero e ti culla con una canzoncina che fa “yo non soy marinero soy capitan, soy capitan, soy capitan”. Qui nessuno si sente marinero, qui ci vivono ventitrè milioni di capitanos, ognuno sulla sua barchetta quasi sempre alla deriva.

Da noi arriva il caffè che paghiamo cento e quel caffè è coltivato da gente che per quel caffè riceve uno, i novantanove che rimangono vanno nelle tasche di gente che il chicco di caffè non lo ha neanche toccato. Questa da noi si chiama globalizzazione, nelle campagne dell'America Latina si chiama morte.

Un bimbo che chiede l'elemosina è l'avvenimento più grave che può accadere sulla superficie di questo pianeta, non riesco a pagare con una monetina il mio diritto a voltarmi da un'altra parte, preferisco rubarmelo e sentirmi una merda.

Il più grande degli errori commessi nel tentativo di realizzare l'utopia dell'uguaglianza sociale sia stato proprio di credere che l'uguaglianza sociale potesse essere di per sé il mezzo e il fine di ogni comportamento, e che l'unico metro di misura del valore di un uomo fosse il suo essere comunista, essere un buono o cattivo comunista.

Gli apparati rigidi uccidono l'uomo e finiscono per generare apatia e morte.

Quando si entra in un Mc Donald's a diecimila chilometri di distanza da casa si ha un senso di “casa”.

Il movimento “è” in quanto movimento ritmico.

Atene: palazzi, smog, suoni folk, dance music banale e asfalto circondano una collinetta di pietre piene di memoria.

La cosa più difficile è essere a mezz'aria ed esserlo per giunta senza averlo scelto, senza un nemico da combattere o un fatturato da raddoppiare, senza un'idea da inseguire o un partito da sostenere, senza neanche una squadra di calcio da andare a urlargli dietro qualcosa.

Tempo libero. Il più grande spauracchio dell'uomo moderno. Tempo libero. Cos'hai di tanto terribile?

Ti amo talmente tanto che voglio stare insieme a te fino a quando vivrò e per dimostrarti quanto ti amo firmo questo foglio così se un giorno ti dovessi deludere mi puoi sputtanare davanti a tutti, e poi sono così contento di volerti bene che voglio rendere partecipi tutti i imiei amici e parenti di questa gioia con una festa.

La pena di morte è ciò che rende l'uomo la presenza più indegna del creato.

Chi comanda non ha mai il piacere che la gente comunichi, la comunicazione è il peggior nemico di chi vuole imporre un sistema di valori in quanto la comunicazione rende liberi e la libertà di espressione è la negazione del potere inteso come sopraffazione.

La libertà non può essere un privilegio di pochi.

Io non sono uno che capisce l'arte,ma sono uno che la ama moltissimo, non la so spiegare, non la so criticare ma mi lascio colpire.

La biennale di Venezia è un posto di tentativi, un posto di viaggi iniziati, di domande senza risposta e di risposte a domande che non ci facciamo mai.

La matematica è una grande scienza che trascende la realtà e la trasfigura e la rappresenta proprio come la poesia.

La creatività si muove bene legata ai vincoli, svincolare vuol dire complicarsi la vita, ma complicarsi la vita si sa che è uno stimolo eccezionale e io credo che la creatività viva di un equilibrio tra vincoli e stimoli.

Quando uno è giovane ha più sensibilità verso le cose sincere, non è ancora complice del “sistema” e allora ne sente la puzza, mentre crescendo comincia a ingannare se stesso e allora si ritrova a suo agio laddove c'è inganno, c'è menzogna, è talmente immerso nella puzza da non sentirla più.

L'evoluzione passa attraverso porte strette e poi chi lo sa se sono le porte giuste? Probabilmente sono le uniche.

Gli oggetti sono prolungamenti di noi, tracciano punti degli spostamenti della nostra vita, oggetti che lasciamo in giro quasi a segnare il territorio.

Esistono mille mondi e un solo mondo, mille periferie di nessun centro. Ci capita di credere che la nostra sia una realtà e che ne esistano altre dove i nostri sogni potrebbero realizzarsi, le nostre malattie guarire, le nostre pene finire e poi ci accorgiamo che dalle altre parti non è diverso e che i nostri sogni se non li realizziamo qui non ci servirà portarli su un altro pianeta, è qui che dobbiamo curarci, è qui che dobbiamo trovare il nostro equilibrio e poi andare in giro per lo spazio infinito sarà un gioco da ragazzi.

Vale sempre la pena fare cose senza senso.

Milano è una città fatta apposta per apparecchiarti nottate tristi e malinconiche.

La neve, non puoi mai sapere che ne sarà di lei quando arriverà il sole sarà ancora neve?

Oggi decidere da che parte stare non vuol dire decidere se essere per Prodi o per Berlusconi ma se essere per l'uomo o contro l'uomo.

Il turismo ha ucciso il viaggio.

Adesso avrei proprio bisogno del mio amore, che mi facesse un'insalata mega delle sue e poi stretti stretti sul divano con la sua faccia che si incastra perfetta come un Lego tra il mio mento e il mio petto e le gambe che si intrecciano e il caldino che ci si fa stando così appiccicati.

L'importante è poter vivere con niente cosicchè vivere con molto sembri sempre un gioco.

Uno è attratto dai posti in fondo al mondo Perché pensa che lì potrà trovare quello che è in fondo a sé stesso.

Più il viaggio si avvicina alla meta prefissata più la destinazione finale si sposta.

Il viaggio non è l'arrivo ma il percorso.

Il mondo, nel diventare luogo del turismo globale, si sta trasformando in un immenso “non luogo”.

Si viaggia sempre in avanti nella misura in cui si procede a ritroso dentro la propria esperienza umana.

L'evoluzione consiste nella creazione continua di nuove condizioni di equilibrio dovute a precedenti squilibri creati in natura dall'uomo o da chi ne fa le veci, per questo la parola evoluzione può non essere quella giusta, ma purtroppo quella che esprime il significato di questa cosa che succede non esiste nel linguaggio parlato degli umani.

...e sono disordinato, disordinato, disordinate nelle azioni, nei ricordi, nei pensieri, nei sentimenti, nell'alimentazione, nella sintassi, negli orari, nella vita...